8 gennaio 2011

Dispersioni interpersonali: Slacker



Slacker è un film del 1991, scritto e diretto (e interpretato) da Richard Linklater, realizzato con i pochi fondi personali dello stesso regista. Mentre nei film più tradizionali lo spettatore viene a contatto con dei protagonisti ben definiti, di cui segue l'arco evolutivo dall'inizio alla fine della trama, in Slacker non esistono dei personaggi principali e non si raggiunge un finale delle loro azioni. Ci si perde in idee accennate e anticipazioni di azioni promesse e mai mantenute.



La telecamera segue per pochi minuti uno dei tanti abitanti della città, mentre parla, perde tempo, incontra altre persone, per poi dimenticarsi di lui quando la visuale segue il prossimo personaggio incrociato per caso sulla stessa strada. In questo modo le storie rimangono sempre inconcluse, ma per questo bellissime, perchè per ognuna di loro possiamo immaginare noi stessi il migliore dei finali. O meglio, nessun finale, una storia infinita che continua finchè riusciamo ad immaginare. Una dispersione dei rapporti che ci porta da vicino a conoscere delle persone, tante persone diverse fra loro, ma tutte legate da uno stile di vita ben preciso, quello degli slackers appunto.



Vengono definite "slackers" quelle persone che evitano il lavoro e si perdono nella meravigliosa pigrizia, nullafacenza. In qualche modo sono legati agli Hikikomori, ma al contrario dei loro "parenti" giapponesi, gli slackers escono di casa, si disperdono nella città, nell'ambiente, per meglio mostrare al mondo il loro non-fare. Un po' NEET se vogliamo. Perchè dietro il far-niente c'è un'interessante alienazione sociale, mille storie profonde e superficiali, spunti di riflessione su cui perdersi alla fine dei 105 minuti che compongono il film.



In Slacker possiamo conoscere filosofi delle molte realtà parallele raggiungibili nei sogni, musicisti di strada, massoni amanti del caffè, fanatici delle teorie complottistiche che uniscono alieni all'assassinio di Kennedy, veggenti da marciapiede, traumi da trauma, bambini contro le macchinette delle bibite, macchine da scrivere distrutte per dimenticare il passato, ossessionati delle immagini registrate, anarchici in pensione, devastatori dell'arte ed hipsters con una Super-8.
I mean how many dreams do you have where you read in a dream? You know... wait. damn, there was this book i just read on the bus... you know, it was my dream so I guess I wrote it or something... but uh.. anyway it was bizarre... the premise for this whole book was that every thought you have create its own reality. its like every choice and decision you make the thing you choose not to do fractions off and becomes its own reality and it goes on from there...forever. in the Wizard of Oz, when Dorothy meets the Scarecrow and they do that little dance at that crossroads and they think about going in all those directions and end up going that one direction? all those other directions just because they thought about it became separate realities.. they just went on from there and lived the rest of their lives, entire different movies but we'll never see it because we're trapped in this one reality restriction type of thing...

Nessun commento:

Posta un commento

Supporto Morale

I link verso Amazon solitamente sono affiliati e se acquisti qualcosa potrebbero donarmi una percentuale. A te però non costa niente di più, evviva!