26 settembre 2011

La Realtà della Realtà di Paul Watzlawick

Paul Watzlawick era uno psicologo e filosofo austriaco,che scrisse un po' di libri a caso, fra cui "La Pragmatica della Comunicazione Umana" un testo che è poi diventato una hit commerciale per quelli che credono di poter diventare psicologi. Insomma, si divertiva a studiare il comportamento delle persone e le patologie dei loro rapporti.


Nel 1976 Paul Watzlawick ha pubblicato "La Realtà della Realtà", libro che parla di come la comunicazione (parole, gesti, immagini) modella quella che noi chiamiamo "realtà", che è sempre relativa. Il testo è decisamente semplice da leggere, con numerosi esempi pratici: dalla cronaca, dalla letteratura, dalla scienza, dalla fantascienza, dai giochi di parole, dai problemi matematici e dai rompicapo. Senza dimenticare le parti sui tentativi di comunicazione con gli animali, le spie o gli extra-terrestri, che ho un po' saltato siccome non regalavano spunti particolarmente interessanti. L'ultimo capitolo è invece sui paradossi dei viaggi nel tempo, ma giuro che non lo sapevo prima di averlo preso in prestito.

Anche "La Realtà della Realtà" si trova facilmente nelle biblioteche comunali, come al solito vi ricopio il riassunto di alcuni concetti, così poi se vi interessano andate a leggere il resto.

Evidentemente, ogni qualvolta un certo significato viene assegnato arbitrariamente a un dato segnale (ad esempio a un gesto o un altro comportamento, una parola, un simbolo), ma utenti diversi del segno associano a esso un significato differente, la confusione è inevitabile, a meno che non si faccia una traduzione corretta.

Tradurre è un arte, tanto che persino un cattivo traduttore umano è tuttavia preferibile alla migliore macchina traduttrice esistente. Ma è un’arte frustrante, poichè anche la migliore traduzione comporta una perdita, forse non tanto di informazioni oggettive, quanto di quell’essenza intangibile di qualsiasi lingua: la sua bellezza, le sue immagini, le metafore e parecchie altre cose, per cui non esiste una traduzione esatta, diretta.

Accade ogni qual volta qualcuno esige da un’altra persona un comportamento che per sua stessa natura può essere soltanto spontaneo, e che quindi non potrà essere spontaneo proprio perchè è stato richiesto. I paradossi del “sii spontaneo!” come vengono chiamati, possono variare in intensità da lievi seccature a trappole tragiche, a seconda dell’importanza del bisogno che esprimono.

In una giornata di vento [...] un uomo sbucò precipitosamente da dietro l’angolo di un edificio e venne a sbattermi addosso mentre stavo lottando con tutte le mie forze contro il vento. Prima che l’uomo potesse riacquistare l’equilibrio e parlamri, diedi un’occhiata all’orologio con un gesto molto teatrale e gli dissi, con cortesia, come se mi avesso chiesto che ora fosse: “mancano esattamente dieci minuti alle 2”, sebbene in realtà fossero quasi le 4 del pomeriggio, poi continuai per la mia strada. Dopo circa mezzo isolato, mi voltai e vidi che ancora mi guardava, senza dubbio ancora perplesso e sconcertato per quello che gli avevo detto.

Le spiegazioni di A rimangono piuttosto semplici e concrete. Le idee di B risultano molto sottili e complesse: dopo tutto, egli doveva formare la sua ipotesi sulla base di intuizioni molto tenui e contraddittorie. Ora è sorprendente che A non scarti semplicemente la spiegazioni di B, in quanto inutilmente complicata o persino assurda, ma rimanga impressionato dalla sua “intelligenza” sofisticata. Essi non sanno che vedevano letteralmente due mondi diversi.

[...] la bellezza di questo esperimento relativamente semplice sta nel fatto che esso riproduce fedelmente l’essenza di un problema umano universale: una volta giunti a una soluzione per il successo della quale abbiamo pagato un prezzo piuttosto caro in termini di angoscia e aspettative, investiamo così tanto in questa soluzione che preferiremmo deformare la realtà per adattarla alla nostra soluzione, piuttosto che sacrificare la soluzione a favore di quando non può essere ragionevolmente ignorato.

Se dovessimo mescolare un mazzo di carte e scoprire poi che esse si sono disposte ordinatamente secondo i quattro semi, dall’asso fino al Re, considereremmo ciò un po’ troppo ordinato per essere credibile. Se uno studioso di statistica ci dice allora che questo risultato ha le stesse probabilità di qualunque altro, dapprima, presumibilmente, non lo capiremo, finchè non ci renderemo conto che difatti qualunque ordine prodotto da una mescolata è altrattanto probabile o improbabile quanto quello suddetto. La ragione per cui quest’ordine particolare ci pare tanto insolito è semplicemente perchè, per motivi del tutto estranei alla probabilità ma che riguardano invece la nostra idea personale dell’ordine, abbiamo assegnato un significato, importanza  e preminenza esclusivi a quest’unico risultato e abbiamo raggruppato insieme tutti gli altri come privi di ordine, ossia casuali.

Il soggetto dissenziente, spiega Asch, non sa che gli altri studenti hanno ricevuto in precedenza istruzioni sul modo di dare a un certo punto, all’unanimità, risposte sbagliate. Egli pertanto è l’unico soggetto reale dell’esperimeento e si trova in una situazione estremamente insolita e allarmante: o deve contraddire l’opinione concreta del gruppo e mostrarsi così stranamente confuso, oppure deve dubitare dell’evidenza dei propri sensi. Per quanto possa sembrare incredibile, in queste circostanze il 36,8% dei soggetti sceglie la seconda alternativa e si sottomette all’opinione fuorviante del gruppo.

[...] il fattore più spaventoso della resa cieca dei suoi soggetti è il desiderio profondo e radicato di essere daccordo con il gruppo [...] La premura di cedere la propria indipendenza, di rinunciare all’evidenza dei propri sensi per poter avere la soddisfazione, tranquillizzante nonostante la deformazione della realtà, di sentirsi in armonia con il gruppo, questa è la sostanza che alimenta demagoghi e dittatori.

Ciò significa che sebbene un dato evento non venga mai menzionato ufficialmente dall’altra persona, il fatto stesso del suo verificarsi e della sua accettazione silenziosa da parte del partner, stabilisce un precedente e crea così una regola. L’infrangere una tale regola tacita diventa quindi intollerabile o, almeno, un comportamento sbagliato.

Lo svenimento, un attacco cardiaco, una convulsione epilettica (veri o simulati in modo convincente), mettono fuori causa non solo la vittima ma anche chi minaccia. Un uomo privo di sensi può essere minacciato di morte [...] ma la minaccia non avrà molto effetto. E, almeno in teoria, una minaccia di morte può essere controbattua con successo se la vittima ha nervi d’acciaio e riesce a convincere chi la minaccia che ad ogni modo stava per suicidarsi, oppure che ha un cancro avanzato e si è già rassegnata alla morte.

La nostra storia dimostra che non esiste un’idea più omicida dell’illusione di una realtà “reale” con tutte le conseguenze che logicamente ne derivano. Dall’altra parte, la capacità di vivere con la verità relativa, con domande per le quali non ci sono risposte, con la conoscenza di non sapere nulla e con le incertezze generate dal paradosso, è probabilmente l’essenza della maturità umana e della tolleranza per gli altri.

7 commenti:

  1. La psicologia fa venire il mal di testa e quando capisci di cosa parla fa pure incavolare,perchè alla fine ti rendi conto che pretende di spiegarti delle OVVIETA' pazzesche usando un mare di paroloni fighi o ragionamenti altamente contorti.
    E ci hanno pure costruito su un mestiere!
    E chi pratica si sente pure un gran figo!!
    E' troppo comico dai, troppo troppo comico xD

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    1. Per me se sai fare bene questo lavoro..è utilissimo. Ma purtroppo siamo in italia..e queste le idee di molti italiani. .triste.

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    2. Sono talmente ovvie che non le hai capite!

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    3. Questa è la prima impressione di chi conosce poca psicologia. L'avevo anch'io all'inizio. Ma conoscessi in modo approfondito il sapere psicologico, oggi variegato e in dialogo con le scienze naturali e quelle umane, allora ti ricredersti. Inoltre aver goduto di un buon accompagnamento psicologico o psicoterapeutico in passaggi delicati della vita è il miglior criterio per smentire che la psicologia sia una banalità. Sempre concesso che ci possono essere psicologi che parlano o scrivono in modo banale di ovvietà. Ma chi cerca trova...

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  2. E' più divertente e costruttivo analizzare la psicologia di amici, parenti e conoscenti, anche se poi non prendi tutti i soldi che si becca uno psicologo. Peccato :!

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  3. Purtroppo in alcuni casi chi studia la mente umana non è in grado di capire bene nemmeno i suoi pensieri. Fortunatamente esistono le eccezioni :)

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  4. Odio il rap, tutto quello che puoi dire dopo è obnubilato da questo odio, potresti dire le cose più intelligenti e argute di questo mondo, ma dopo avere ascoltato (per brevi velenosi istanti) il tuo rap, tutto ciò che segue mi farebbe vomitare!

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