8 marzo 2013

L'Arte di Ascoltare, di Erich Fromm

L'arte di Ascoltare, di Erich Fromm

Ho già scritto di Erich Fromm con il post su Fuga dalla Libertà e oggi è il turno di un altro suo libro, dal titolo "L'arte di ascoltare", un libro che parla in maniera semplice ma profonda della psicoanalisi, ovvero l'arte di ascoltare sè stessi e gli altri, un termine un po' tecnico per definire una forte sensibilità ed empatia, per capire chi siamo e perchè facciamo quello che facciamo.

In L'Arte di Ascoltare, non mancano naturalmente tutte quelle riflessioni sulla società moderna e il suo decadimento, tanto care alla Scuola di Francoforte di cui Fromm faceva parte. L'essere umano è normalmente malato, ovvero è la società stessa a essere ormai ricca di patologie e psicosi che non vengono riconosciute come tali poichè sono comuni alla maggior parte della popolazione.

Lo psicoanalista in teoria dovrebbe essere un uomo illuminato, in grado di vedere oltre alle abitudini comuni e capace di aiutare qualcuno sofferente per una minore sensibilità e riflessività. Psicoanalisi, autoanalisi, rilassamento, meditazione: sono molte le tecniche di risveglio che Fromm indica all'uomo contemporaneo (non solo a eventuali psicoanalisti), che deve prima di tutto ascoltare sè stesso, per poter conoscere davvero gli altri e fuggire dal conformismo del mondo che lo circonda.

Avete capito qualcosa da questa introduzione? Forse si o forse no, quindi per capire un po' meglio cosa ha scritto Erich Fromm ne L'Arte di Ascoltare, qui sotto una serie di frasi e citazioni, per avere un'idea di quello che potete leggere nel libro. Se l'argomento vi interessa, potete trovarlo facilmente in prestito nella vostra biblioteca di fiducia. Buona lettura!
Vorrei ora riportare un altro esempio che solleva questioni complesse. Riguarda l'uomo dell'organizzazione moderna,  e il problema se il suo essere così malato, alienato, narcisista, sradicato, senza un vero interesse per la vita, sia realmente una malattia. [...] Da una parte si può certo obiettare che l'uomo moderno è effettivamente molto malato, come si vede anche da determinati sintomi; è angosciato, insicuro, e ha continuamente bisogno di confermare il suo narcisismo. Ma si potrebbe anche dire che in tal senso non può essere malata un'intera società, perchè in fondo le persone "funzionano". Secondo me il problema consiste nel riuscire ad adattarsi alla malattia generale, a ciò che potremmo definire "patologia della normalità".

Tra i fattori costituzionali favorevoli rientra il grado di vitalità, ovvero di amore per la vita. Una persona può soffrire di una nevrosi abbastanza grave ed essere affetta da un notevole narcisismo, anzi addirittura da una forte fissazione incestuosa. Ma sono personalmente convinto che il quadro appaia completamente diverso se essa è dotata di amore per la vita.

Il primo e più importante compito dell'analisi non è dunque quello di infondere coraggio al paziente, quanto quello di aiutarlo a percepire la sua infelicità. [...] Soffrire è quantomeno una sensazione reale che fa parte della vita. Chi non si rende conto della propria sofferenza, o si limita a guardare la televisione o a passare il tempo in qualche modo, non arriva da nessuna parte.

Il paziente dovrebbe inoltre percepire che da lui non ci si aspettano banalità, e che l'analista gli segnalerà tutte le volte che si perde in chiacchiere. Ma questo non deve capitare neppure all'analista, ragion per cui egli deve saper distinguere tra ciò che è banale e ciò che non lo è, cosa che, specie nella nostra epoca, è alquanto difficile.

La definizione freudiana della salute mentale ha in realtà una carattere sociale. Mira a una normalità di natura sociale. La persona deve funzionare in modo conforme ad essa; di conseguenza anche la definizione del sintomo ha lo stesso carattere [...] Per tale motivo il consumo di droghe, per esempio, viene considerato un sintomo grave, mentre il fumo incoercibile no, anche se dal punto di vista psicologico si tratta dello stesso fenomeno. [...] Uno può fumare fino a morire, ma a chi importa? Se muore di cancro ai polmoni, non è un problema sociale. In un modo o nell'altro, tutti muoiono. [...] Basta aver avuto il numero desiderato di figli e aver messo a disposizione della società la propria forza lavoro, facendo del proprio meglio.

Oggi i genitori hanno sempre il diritto assoluto di disporre dei loro figli. In alcuni paesi ci sono stati dei timidi tentativi per cambiare tale situazione, prevedendo la possibilità che, laddove esistano motivi seri per ritenere i genitori incapaci di allevare un figlio, il tribunale tolga loro la patria potestà in materia di educazione. Ma in proposito ci si fanno molte illusioni, perchè è difficile che un tribunale arrivi a decidere che i genitori sono incapaci; per lo più i giudici sono genitori e, in fatto di educazione, sono di solito inadeguati quanto gli altri.

[...] la famiglia schizofrenogena, quella che produce schizofrenia, non è una famiglia particolarmente malvagia, dove il bambino viene maltrattato, ma in essa regna la noia assoluta, è vuota e senza vita, e non esistono autentici rapporti reciproci, per cui il bambino risente di una carenza di rapporti personali.

Oggi la maggior parte delle persone che vanno dallo psicoanalista soffre di ciò che un tempo si chiamava malaise du siècle, una sensazione indefinita di disagio, tipica del nostro tempo.

[...] questa concezione potrebbe essere criticata come nichilismo, nel senso che significherebbe che se uno nasce criminale, poi non potrà avere se non quel tipo di sviluppo. Provocatoriamente rispondo: sono convinto che sia meglio essere un buon criminale, piuttosto che non essere assolutamente nulla.

Oggi la maggior parte degli uomini ha perso questa doppia percezione della realtà. Sanno vedere le cose solo "realisticamente", come si dice, ossia conoscono benissimo il mondo, tanto da poterlo usare, ma non sono capaci di guardarlo soggettivamente nel proprio ambiente umano e naturale, ossia senza strumentalizzazione, soltanto per percepire quella data vista, quel dato suono, quella data immagine. [...] Se non definiamo malato chi ha perduto la capacità di percepire la realtà in modo soggettivo, è solo perchè in senso sociale esso continua a funzionare.

Oggi molti credono che questo modo di vivere la sessualità sia un prodotto della  nuova generazione, dimenticando completamente che in Inghilterra i ceti elevati l'hanno praticato per lungo tempo. [...] I comportamenti sessuali di oggi non sono dunque nuovi; è piuttosto uno di quei casi in cui i costumi appartenenti dapprima alle classi superiori si sono diffusi anche ai ceti medi e inferiori.

Nel programma di formazione di uno psicoanalista non dovrebbero mancare la storia, lo studio delle religioni, la mitologia, il simbolismo, la filosofia, l'antropologia, insomma tutte le più significative espressioni dell'ingegno e della psiche umana. A livello ufficiale, invece ci si limita a richiedere la laurea in psicologia. Uno studio di questo tipo [...] è una pura perdita di tempo. [...] Studiando psicologia all'università non si impara praticamente nulla sugli esseri umani, sulle motivazioni e i problemi per cui si va in analisi. Se va bene, si imparerà un po' di comportamentismo, che per definizione esclude fondamentalmente la comprensione degli altri, in quanto sostiene che si può indagare soltanto sui comportamenti esteriori e sui metodi attraverso i quali è possibili manipolarli.

Tutti, ma sopratutto noi psicoanalisti, dovremmo imparare a discernere la differenza tra ciò che è autentico e genuino da ciò che è semplicemente di facciata. La facoltà di distinguere queste due cose è oggi notevolmente ridotta. [...] la maggior parte delle persone non vede più la differenza tra ciò che è autentico e ciò che è finzione.

La maggior parte delle persone sostiene oggi di avere un matrimonio felice [...] Quando si dice "ho un matrimonio felice", questa formulazione indica già che evidentemente quel matrimonio non è troppo felice. Giacchè è impossibile avere un matrimonio felice, così come non è possibile il contrario. Col proprio coniuge si può essere felici o infelici. Ma se si ha un matrimonio, esso diventa una proprietà, un'istituzione.

Se qualcuno mi dice che ha interesse per la musica, la mia domanda successiva è "allora mi dica quale è il suo pezzo preferito". La domanda è ovvia, perchè solo così posso farmi un'idea del significato della risposta. Se per esempio uno dice "ascolto qualsiasi tipo di musica", allora so che questa affermazione corrisponde a un clichè. Ma a parte questo, sappiamo certo quante sono le persone che vanno ai concerti per ascoltare la musica, oppure ai musei. Certamente tra loro ce ne sono alcune realmente interessate, ma sappiamo anche che, a un certo livello culturale, tutti cercano di ammazzare il tempo nel modo più dignitoso.

[...] la via indicata da alcuni filosofi di sinistra, che sostengono che l'individuo diventerà migliore solo con la rivoluzione, non fa progredire in alcun modo. Marcuse, per esempio, sostiene che ogni tentativo di diventare migliori prima che sia stata fatta la rivoluzione non può che essere reazionario. Secondo me questa è solo una sciocchezza, perchè quando arriverà la rivoluzione, ma l'individuo sarà ancora tale e quale, essa non potrà fare altro che riprodurre tutta la miseria di prima. Perchè le rivoluzioni verranno fatte da individui che, in tal caso, non avranno idea di come potrebbe essere una vita migliore.

Tanto in psicoanalisi quanto nella vita quotidiana, dunque, occorre evitare di concentrarsi esclusivamente sui problemi personali, restando separati dal mondo intorno a noi. Il punto è quello di mantenere un rapporto di partecipazione verso ciò che ci circonda, le persone, le idee, la natura. In che modo è possibile arricchire la propria vita? Tutta l'infelicità che oggi molti provano è causata non dal fatto di essere chissà come malati, quanto di essere separati da ciò che rende la vita bella, interessante, stimolante.

Chi osserva davvero gli altri? Chi li percepisce realmente? Di fatto nessuno. Tutti si limitano a guardare o ad apparire in modo superficiale. Ecco perchè i nostri rapporti sono così poveri, oppure mancano del tutto. La povertà di contatti viene mascherata con una sorta di cameratismo, con la gentilezza e i sorrisi cortesi.

Ecco ora la questione successiva: che cosa significa conoscersi? Si potrebbe dire che significa prendere coscienza non soltanto di ciò che facciamo, ma anche di ciò che ci è inconscio e ignoto.

Ogni espressione corporea, anche minima, è una diretta espressione della psiche. Dalle suole delle scarpe il dottor Rothschild, un bravissimo psichiatra e psicoanalista di Gerusalemme, riesce a compiere l'analisi del carattere di chi le porta.

[...] la maggior parte delle persone non se ne rende conto e i rapporti sono spesso distratti. Questo è evidente nell'abitudine degli americani di invitare non una o due persone, ma almeno cinque o sei tutte insieme. Il fatto è che si ha timore di restare troppo soli con un'altra persona, si teme la vicinanza e la concentrazione che ciò necessariamente richiede. Se invece sono presenti più persone, non è necessario concentrarsi veramente; si può parlare di una cosa qualsiasi; è come trovarsi in un circo a tre piste.

5 commenti:

  1. Interessante, se lo trovo ci faccio un pensierino. Ho trovato diversi spunti interessanti in quelle citazioni e mi piacerebbe leggerle nel contesto ^^

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  2. Ecco parliamo del contesto, 'ché lo trovo interessante ma non credo di riuscire a leggerlo.

    1)Il narcisismo viene collegato ad una relazione incestuosa, per cui mi chiedo cosa intenda per narcisismo. Incestuosa nel senso di amore per sé stessi? Ma questo non è anche amore per la vita?

    2)In un mondo in cui la patologia è la "normalità" cos'è banale?

    3)"questo modo di vivere la sessualità", non ho capito quale?

    4)L'interesse per la musica deve essere per forza una ricerca? Non può essere un ascolto (anche passivo) che ci fa stare bene e ci fa analizzare il mondo in modo soggettivo?

    ...probabilmente sono una persona distratta o incapace di concentrarsi :-)
    Ho studiato Marcuse con molta passività e non mi ricordo nulla.

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  3. @Acalia: la biblioteca pubblica ti aspetta! è molto veloce e scorrevole da leggere, dovresti riuscire a trovare facilmente il tempo da dedicargli :)

    @Clyo: quando scrivi un tuoi libro con le versioni di Clyo di altri libri? :O

    1) In un altra parte del libro scrive "... si era creato uno stato d'animo narcisista, in cui era reale tutto ciò che riguardava il soggetto (i pensieri, le sensazioni, il corpo, gli interessi), mentre tutto il resto [...] non aveva alcuna importanza [...] sono dunque innamorato di me , del mio lavoro e dei miei pensieri, tutto ciò che si trova all'esterno praticamente non mi tocca, quasi non lo sento. [...] Il narcisista ha bisogno degli altri in quanto il suo narcisismo deve essere alimentato in ogni modo. E' una persona estremamente insicura, perchè nè le sue sensazioni nè il resto hanno il loro fondamento nella realtà"

    2) Banale per i patologici normali o banale per i sani anormali? ;P

    3) Un modo superficiale e poco spontaneo

    4) Se è vero interesse si scatena in automatico una ricerca, per il bisogno di esplorare e approfondire oltre ogni limite, se manca la ricerca è appunto un ascolto piacevole e basta ;P

    Studiare non serve, forse neanche la concentrazione, in fondo si legge sempre qualcosa e se la cosa ha valore per noi, diventa parte del nostro pensiero o lo era già :U

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  4. Il mio cane sta scrivendo segretamente un libro su di me che scrivo versioni di Clyo su libri altri... Ma questa naturalmente è la mia versione dei fatti di quello che secondo me sta facendo il mio cane ;-)

    1) scusa ma trovo contraddittorio questo tipo di narcisismo che si focalizza solo su se stesso e al contempo ha bisogno del parere altrui. Mi ci ritrovo molto in questo sentimento: tutto quello che succede al di fuori di me non mi tocca ( nel bene e nel male), ma sento che la mia debolezza si riscontra nel momento in cui perdo questa sicurezza. Alimentare il narcisismo significa NoN mettersi in discussione, quindi non avere bisogno degli altri.
    Il punto 4 è in qualche modo collegato al 1: se si ascolta musica per esplorare se stessi ci si discosta dalla ricerca e l'approfondimento per seguire la propria visione..

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  5. @Clyo: poi tu allora devi fare un libro illustrato del tuoa cane che scrive un libro su di te che scrivi versioni di Clyo su altri libri. :P

    Alcune persone insicure vedono solo quello che capita a loro e non sono in grado allo stesso tempo di osservare il mondo nei panni di altri, e proprio per limitare la loro paura cercano conferme in chi gli sta attorno, solamente per loro stessi. E' un po' come se hai fame, tu non mangi tè stesso, però mangi solo per te ;P Probabilmente se fossi più sveglio troverei una migliore metafora, ma al momento accontentiamoci ;P

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