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5 gennaio 2014
8 dicembre 2013
La domenica mattina io e lei a fare colazione nella nostra cucina con la treccia al burro, il caffè e la nutella, mentre l'unico gatto al mondo che non reagisce ai puntatori laser dorme sul tavolo e in sottofondo suona della musica jazzspazzcore
29 settembre 2013
3 marzo 2013
20 febbraio 2013
16 gennaio 2013
13 gennaio 2013
9 gennaio 2013
5 gennaio 2013
28 dicembre 2012
26 dicembre 2012
12 dicembre 2012
22 ottobre 2012
Did you mean: Non sono stupida, usi la tecnica socratica della minestra
Nel momento in cui la luna si sfalda verso il confine del suo ciclo, il sole rimane al di là della pioggia e del vento, verso il treno necessario all'attività non personale. La contesa intesa da altri è sempre in agguato mentre noi sereni siamo compiaciuti nell'ascoltare concetti inconsistenti lanciati con la convinzione di chi crede di essere non ciò che. E' quindi con divertimento che accettiamo di scendere in ambigue immedesimazioni non richieste ma richieste, dove l'oggetto, secondo la tua teoria consolatoria, ha un enorme potere sulle persone che lo acquistano, che sarebbero quindi succubi di tale possedimento, senza averne alcuna colpa o difetto. In questa retorica svolta in parallelo simultaneamente e atemporalmente, quasi non troviamo le parole per spiegare qualcosa di ovvio, perchè, in fondo, il sapere sentito naturalmente non può essere decifrato da chi non è in grado di vedere l'immenso oltre la siepe. Il tuo essere persona poco affine agli strati multipli delle cose, che si esacerba quando non è in grado di sostenere, rende la cosa ancor più ricreativa per noi amanti della retorica. Il nostro scopo non è quello di stravolgere le idee che il caso e il cosmo hanno installato nella tua mente pratica di giovane studentessa alle prese con i problemi angoscianti dello spostamento pendolare, ma il capire se le parole che stai usando abbiano una base qualsiasi, su cui costruire un'opinione non verso l'argomento, ma verso chi lo indica. Noi sappiamo bene che gli oggetti possono essere inermi e allo stesso tempo possedere davvero un grande potere magico, fatto di simboli, colori e codici astratti, ma è proprio questa essenza duplice che ti sfugge. Piccola figura che si contorce nel non trovare affermazione, attenzione, conferme o ammirazione, la tua sconfitta sul livello vitale non fa che riconfermare quanto poco ci sia da scoprire nella percentuale più alta di coloro che non conoscono il sapore nascosto della minestra senza dado.
23 settembre 2012
Il disordine trionfa, il caos nel dialogo
Siamo stati sconfitti per l'ennesima volta nella nostra lotta illimitata contro il caos, temibile nemico dalle molteplici forme, che non rispetta nessuno, conduce il gioco come meglio crede, a dispetto di ogni impegno, volontà, desiderio e valore. Ma le battaglie non sono del tutto vane. Rinforzano le nostre capacità mentali e magiche, ci confortano nella consapevolezza di aver almeno tentato di sconfiggere questa dannata casualità, che ci lascia spesso delusi dalle sue coincidenze. La prima manifestazione del caos ha assunto le sembianze di un piccolo vaso di fiori e ortaggi, tra cui cipolle dai molteplici strati. Innaffiamo le piante, ci parliamo e troviamo soddisfazione nel vederle crescere, ma le radici botaniche ci frenano dal coglierne petali o frutti. La situazione è in stallo, il primo scontro finisce alla pari. La mattina seguente ci svegliamo di buon ora, per proseguire il viaggio tra le costellazioni, quando si presenta la seconda manifestazione del caos: una piccola figura composta da maschere, luoghi comuni e cuscini. Le maschere sorridono e ci guardano mentre tentano di mostrarci stanze asettiche con poltrone comode e soffici, dove la disponibilità del giaciglio è inversamente proporzionale al nostro interesse per una casa dalle librerie vuote. Anche analizzandone la struttura da più punti di vista, non c'è scampo: questo round è stato vinto dal caotico caso e non verranno offerti biscotti in sacrificio al nulla. Ci ritiriamo in fuga verso la biblioteca del palazzo reale di Assurbanipal, in cui trovare conforto e riposo tra le pagine scritte da coloro che sanno. Non demordiamo, con le parole scritte sulle nostre mani entriamo nella cucina di Babette, dove solo prodotti naturali possono entrare. Numerose damigelle in vestiti ricercati si attivano per portare cibi e bevande agli ospiti, mentre noi cerchiamo con lo sguardo la prossima manifestazione del caos: una statua umana dallo stile originale, i cui occhi di ghiaccio ci seguono mente il resto del corpo rimane bloccato nel marmo con cui è stata scolpita. Senza una voce da ascoltare ne orecchie a cui confidarsi, questa immagine del caso ci colpisce più delle altre, per la sua arma sottile contro cui niente possiamo, se non la sconfitta. Siamo senza forze. In lontananza, ecco un riparo amichevole, una locanda dove volti e voci sono familiari, in cui anche le forme ostinate composte da rimasugli del caos non ci intangono, le lasciamo scorrere senza subire ferite, senza che il tempo ci allontani dal sonno meritato. Nel secondo stesso in cui una farfalla sbatte le ali, siamo di nuovo svegli. Appena scesi dal letto, sul tappeto quasi inciampiamo nello stesso vaso di fiori e ortaggi che avevamo incontrato molte lune orsono, il caos che si manifesta con la ripetizione, situazione da cui già sappiamo di non poter uscire vincitori, mantenendo le stesse condizioni. Non possiamo fare altro che sbriciolare i biscotti enigmatici con un po' d'acqua e farli assorbire dal terreno, poichè sappiamo che non ci sarà una migliore occasione per questo sacrificio culinario, deontologicamente necessario. Ormai siamo al termine del ciclo lunare, eppure il caos non placa la sua apatia. Quasi per prendersi gioco della nostra promessa, ecco che la sua nuova manifestazione prende le sembianze di due sagome umane trasparenti, senza densità nè colore, tanto che si vede benissimo attraverso, un’occasione di ironia che quasi ci fa sorridere nel dargli un'altra partita vinta. Basta. L'ultima roccaforte di questa battaglia senza speranze, un tuffo senza senso ne credenze all'interno di un antico lavatoio dove anziane dai lunghi capelli bianchi stanno immergendo cerchi magici nelle acque insaponate, mentre cantano con voce forte strane formule e canti, quasi amichevoli. Tra i vapori caldi, ci appare l'ultima manifestazione del caos: una volpe bianca che ci annusa mentre deforma lo spaziotempo, studiando le nostre mosse, ascoltando i nostri ansimi di fatica, noi accasciati a terra ormai sfiniti e sfiduciati, i nostri poteri magici non sono sufficenti per fermare l'istante e con il passare delle stagioni, la volpe fugge dal freddo. Il caos, vero maestro di guerra, usando l'arma del tempo si riconferma vincitore indiscusso. Sullo sfondo, al di là della barriera di luce, innumerevoli figure, ombre dal fascino misterioso, battaglie perse per il semplice fatto di non poterle combattere. In questo punto esatto, ci ritiriamo. Fortificati dalla casualità del tutto e proprio per questo stanchi, abbracciamo il riposo e la meditazione che ci siamo conquistati.
2 settembre 2012
Immedesimazioni non richieste ma richieste
In maniera uguale ma diversa dalla maggior parte degli altri esseri umani presenti alla serata, superiamo velocemente la presentazione e le caratteristiche generiche, cominciamo a valutare tutti i vostri piccoli gesti e parole, che potrebbero anche non sembrare importanti. Quante volte prendete in mano il cellulare durante il concerto di questi amici in comune, i significati simbolici del vostro nome e i ricordi più o meno felici legati a persone omonime, se fumate o meno una sigaretta, quello che ordinate da bere, come utilizzate la parola "divertimento" (mai termine più vano e sconsiderato!), il titolo di film o serie televisive che ci state proponendo, la vostra opinione sui gatti, il parere su eventi più o meno mondani e sulle persone che vi hanno partecipato, la metodologia con cui avete visitato luoghi geografici o come non vorreste farlo, i commenti sulla musica presente, passata e futura, le risposte date con la voce e con quelle con gli occhi. In quale scaffale siete state ordinate? Vi aspettate una nostra richiesta? Ci riserviamo la disposizione, mai finale, fino alla prossima eventuale interazione. Con o senza bende.
10 agosto 2012
I Love Turbulence
Come spesso capita, cadiamo ancora nel vento delle aspettative, non perchè non ci avessimo già ragionato, quanto perchè ogni tanto facciamo finta che possa esistere una giusta direzione in questa passeggiata casuale tra le persone. Le singole cadute, anche se ripetute, neanche fanno danni particolari, è più un problema di equilibrio generale. Che in ogni caso, come per i bambini, ogni volta ci sbucciamo le ginocchia siamo sempre meno preoccupati per tutto il sangue che esce e la terra che sporca la ferita. Usiamo ogni giorno litri e litri di disinfettante, che ci rende immuni alle infezioni più gravi, che ci anestetizza ma contemporaneamente ci esalta con un entusiasmo che cancella ogni piccolo grande graffio, a patto di ricordarsene. Perchè, ecco il problema!, qui è solo una questione di consapevolezza e immaginazione, eterna lotta che difficilmente si concluderà con la vittoria dell'una o dell'altra forza in gioco. Come nel sogno in cui passeggiamo per un paesino abbandonato nei boschi, forte aria di bufera sul sentiero, mentre un'enorme corvo nero si impegna per rimanere appoggiato sui rami di un albero, per poi lasciarsi trascinare dal vento e volar via appena si accorge della nostra presenza. Inciampare sulle persone non è cosa da niente, ma dal numero che abbiamo lasciato a terra, qui ormai si cammina direttamente sui corpi, più o meno profumati. Che poi quelle vostre ossessioni a noi confidate ci sembrano assurde, ma allo stesso tempo così simili alle cadute da noi stessi intraprese, certo, con una diversa visione o maturità. Quindi continueremo a sostenervi nella vostra passeggiata alquanto difficoltosa, magari con l'augurio che una vostra prossima caduta critica vi faccia meglio comprendere che quel sentiero interpersonale non è proprio adatto alla vostra andatura lieve. E noi, che possiamo raccontarvi? La storia di un futuro fatto di situazioni create nel passato, la cui consistenza è proporzionale alla casualità con cui cade un fiocco di neve nella tempesta.
2 luglio 2012
I Guess Moods Go With The Seasons Around Here
Accidenti al rumore! Fortuna che c'è il rumore! Insomma, copriamo un rumore con un'altro, così non si sentono. Eh si, bella soluzione. Potevamo anche fare rumore per farci favorevoli coloro che poi fanno un po' di rumore, ma in verità non ce ne frega nulla di costoro, se non fosse per la produzione di rumore periferica. Quindi dai, inutile avvicinarsi solo per il rumore, o no? O forse si? O forse no? Certo che il rumore di questo album è favoloso, magari poi esce anche un nuovo CD entro fine anno, così aggiungiamo rumore alla playlist noise. Stavamo dicendo? Ah si, facciamo finta di non ascoltare il rumore. Ah ma poi oggi abbiamo sentito un rumore sintetico o che altro? Si ma lo sappiamo già che da quelle parti è difficile uscire dal silenzio di circostanza. Ah, domani, anzi, dopodomani, ricordiamoci di fare un po' di rumore anche da quell'altra parte, così, tanto per sentire come suona. Eh, ma va che il karma lo sa che facciamo rumore apposta e che ci auguriamo che il rumore rompa qualche timpano, qualche vetro, qualche legge, qualche universo multidimensionale qua e là, giusto poi per nostro piacere personale. Il mal di testa creato dal rumore, amplifica ulteriormente il rumore. Ottimo! Si ok, possiamo anche ascoltare un rumore inconsistente, ma poi lo sappiamo bene che non è abbastanza fastidioso e non da soddisfazione alle nostre orecchie. Eh ma forse sono solo le cuffie che sono rotte. Vabhe, andiamo a ordinare un po' di caos e siamo tutti più felici. The end! Play again?
21 giugno 2012
Reality is not always probable, or likely.
Vabhe, comunque ci pensiamo. Chi fa la prossima domanda? Salutiamo, sempre, con il sorriso, a volte. Effettivamente è da tempo che, ma avevamo la testa partecipe in altro, allora. Certo che sarebbe anche il caso di immaginare le eventuali situazioni. Comunque abbiamo apprezzato quel colpo di vento che ha aperto leggermente la porta. Mmmh si, siamo a favore degli insetti, anche noi. In ogni modo non è che tutto questo sia sufficente. Poi da dove arriva questa accellerazione delle cose? Non che basti. Dalle ultime trattative instaurate, i vostri argomenti ci sembrano interessanti. La prossima volta che vi vediamo arrivare in bici, magari cerchiamo anche di svegliarci un po' dal torpore mattutino per un saluto e due
parole. Ok, ieri vi abbiamo preso alla sprovvista forse, che domande random che
ci passano per la testa, ma la vostra risposta ci ha soddisfatto, per
quanto fosse chiusa dietro porte che ben conosciamo. Non sappiamo bene come dove quando ma il perchè si. Non è che ci sia molto da dire sulla cosa, ma visto che tanto ci stiamo
pensando, scriviamoci anche qualcosa così tanto per esprimere alcune
delle tante cose. E comunque poi tagliamo e rimescoliamo il tutto. Qui ci vuole un altro luogo e maggior tempo. Si ma lo avevamo capito che come livello potremmo anche essere equilibrati. Proprio per questo nulla.
13 maggio 2012
Impegnativo come la bicicletta
Tutto questo è stato pensato, in altro spazio e tempo. Rompiamo quindi la linea ed estrapoliamo. Ci propongono un giro in bicicletta. La cosa è allettante. Però ci hanno rubato la bici. Chissà se la riportano indietro. Vogliamo vedere film. Vogliamo creare film. Nessun film già esistente può raggiungere quello che vorremmo vedere e ascoltare. Filmare una bicicletta che passa? Non ha nessuna importanza. Poco significato. Per questo ha un po' senso. E' accaduto veramente. Ognicosa che passa nel mezzo. Bha! Già detto, già scritto, già visto. Non ne possiamo fare a meno. Al di là del muro bianco. Persone diverse e molteplici. E' il tappeto ripulito, la polvere al sole, il tappeto su cui abbiamo camminato e oltre. Il ricordo, un vasetto di yogurt. Non ha senso. La mano che prude. Il labbro che prude. Il collo che si lamenta. Agire, no, non lo facciamo. Perchè abbiamo già. Una borsa piena di mondi paralleli. Dove è finita la bicicletta? Evitiamo. Lasciamo perdere. Oppure no. Tanto fra un giorno, una settimana, un mese, ci saremo dimenticati come si pedala. Quindi. La lettura di testi scritti da chi sa usare meglio di noi le parole, ci rende felici per altri, lettura che in realtà avrebbe avuto l'effetto opposto in altri, ma noi siamo oltre gli altri. A volte ci meravigliamo di noi stessi, ma in realtà no, non tanto degli altri. Lo sappiamo. E questo che ci rende così. Alla fine, scrivere. Sembra funzionare. I ghiaccioli nel freezer, con il succo di pompelmo. Ci compriamo la gelatiera. Domani penseremo a un futuro che non sarà? Potremmo mangiare un gelato, ma oggi fa freddo. Che clima troll. Quasi lamer, avremmo detto 12 anni fa. Quale numero? Quale tempo? Che invidia, il tempo. Chissà domani. Possiamo solo assorbire. Anche se poi finisce sempre che è sempre tutto insufficente. Sempre. Troppo oltre il meridiano. Perchè non abbiamo chiesto qualcosa sui libri? E' sempre il solito motivo. Questa volta avete fatto bene. Avete fatto male. Che tenerezza. I discorsi senza un significato. Non li pubblicheremo. Li pubblicheremo. Ci basta scriverli. Per poi cancellarli. Piove, niente bici. No, non ha piovuto. Qualcuno doveva passare? Ma non è che l'aspettavamo. Ombrello e piedi! Altri hanno scritto e trovato. Ci fanno ascoltare le loro confidenze. Intanto gli alberi da frutto fanno il loro mestiere. Poi in altri luoghi e tempi, ascoltiamo invece discorsi inutili. Quasi un kg di cereali di importazione. E manca ancor poco prima dell'onirico, che ci sorprende, mai. Già, ora ricordiamo! Anche quell'altra parte, abbiamo scoperto. Sappiamo tutto, è questo il problema. A parte dove è finita quella bicicletta.
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